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  • Davide

LOST IN THE DISCOUNT – STEAM BEER


Questo articolo era in cantiere da un po'. Ma non un cantiere qualsiasi. Eh, no. Troppo facile. Ma un cantiere di traumi, disagio ed ancora traumi.

Signore e signori.

Bentrovati e benvenuti in: LOST IN THE DISCOUNT.

Con questo articolo vogliamo inaugurare la nostra nuova rubrica, in cui sfidiamo l’ignoto (e il buon senso) e assaggiamo per voi le più discutibili birre da discount. Chi se non noi, novelli Virgili dal gomito alzato, possono accompagnarvi nell’inferno delle fermentazioni di sottomarca? Vi sembra una brutta idea? Don’t worry. Perché non è una brutta idea, ma una PESSIMA idea.

E noi l’abbiamo scoperto a caro prezzo. Precisamente a 0,99 €.

L’idea di questa rubrica è nata per caso. Era un pigro venerdì pomeriggio e durante la spesa settimanale mi imbatto in LORO:


STEAM BEER: Birre “artigianali” in lattina con grafiche catchy.

Made in Germany.

Sono fighissime.

Guardo il prezzo: 99 centesimi.

Guardo la lattina.

Riguardo il prezzo.

Riguardo la lattina.

Sono confuso.

Tanto confuso.

“Non farlo” disse la mente.

“Fallo!” disse il cuore

“Ah shitttt. Here we go again” disse il fegato.

Non potevo non provarla. Era il destino che mi aveva condotto lì. Non potevo sottrarmi al fato.

Quindi acquisto 3 lattine e convoco una riunione del club per assaporare queste primizie.

Spiego la situazione a Raffa ed Umberto.

Questa è la loro reazione:



Scegliamo di dividerci le lattine ed immortalare la prima e naturale reazione alla bevuta.

Non si torna più indietro.


1) RAFFA – SESSION IPA

Iniziamo con la birra più leggera del lotto. Aprendo la lattina rimaniamo sorpresi. La birra è incredibilmente bella ed attraente. Rimaniamo piacevolmente colpiti dalla schiuma e dalla tonalità giallo paglierino. Un bel biglietto da visita che ci induce a pensare che forse la birra non sarà tanto male. Avviciniamo al naso il bicchiere e non emerge nulla. Nessun profumo e nessun sentore. Davvero una situazione insolita.

Procediamo con l’assaggio ed immortaliamo lo sguardo di Raffa.



La birra è…leggera. Corpo esile e tendente al watery. Fin qui tutto bene, ma la birra finisce qui. Nessun aroma luppolato, nessun accenno fruttato. Nada de nada. Pazienza. Con il cuore in frantumi scegliamo di aprire la seconda lattina.


2) UMBERTO – IMPERIAL IPA

Qui abbiamo delle aspettative più alte. Non perdiamo tempo e apriamo la lattina incrociando le dita e sperando di trovare una birra di migliore fattura. Appena versata nel bicchiere la Imperial IPA dà il meglio di sé: colore ambrato e luminoso, accompagnato da una decisa limpidezza. Anche al naso si percepisce qualcosa. Non abbiamo a che fare con sentori luppolati ma fruttati. Assaggiamo. Qui la reazione di Umberto.



Non ci siamo. Certo, è decisamente più piacevole della SESSION IPA sorseggiata in precedenza, ma sembra di bere tutto tranne che una IPA. Il corpo è dolciastro e abbastanza morbido (e fin qui ok), ma non vi è nessun bilanciamento nell’amaro. Davvero un peccato. La degustazione di questa birra ci ricorda alcune “doppiomalto” commerciali, il che non è necessariamente una cosa negativa. La birra è tutto sommato piacevole e si beve con relativa facilità; ma siamo davvero lontani dalle IMPERIAL IPA. Credo che questa birra sia meglio classificarla come STRONG ALE.

Con la delusione nel cuore ci avviamo verso l’ultima birra.


3) DAVIDE – IMPERIAL STOUT

Ormai siamo pronti a tutto. Ci accingiamo ad incontrare la nostra Caporetto degustativa.

Apriamo la lattina e ne versiamo il contenuto. Aspetto ineccepibile. Nero corvino ed impenetrabile, leggera schiuma color vaniglia. Bello. Ma non ci fidiamo più ormai. Al naso non si percepisce nulla.

Iniziamo ad avere flashback del Vietnam. Assaggiamo.

Qui la mia reazione.



No.

NO.

NO.

Siamo onesti. Non mi aspettavo di certo un capolavoro e verosimilmente neanche una vera IMPERIAL STOUT, ma a quanto pare le cose sono peggio del previsto. Zero aromi tostati e caffettosi, ma in compenso un invadente sapore di salamoia. Certo, alcuni lieviti impiegati per la realizzazione di birre scure possono rilasciare questo sapore, ma c’è anche un limite. Ho avuto davvero difficoltà nel terminare la bevuta, ma ho capito che la situazione era tragica quando ho visto Umberto piangere nell’angolino e Raffa cercare di pulirsi la bocca in tutti i modi.


La scienza e la divulgazione brassicola hanno i loro pericoli.


Ne è valsa la pena? No.

Lo rifaremo? Ovvio.

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