• Davide

La pinta del sabato sera: GOSE DEL GARGANO - BIRRA DEL GARGANO

Bentrovato popolo di Hopup!

Con l’arrivo delle belle giornate voglio parlarvi di una birra insolita ma dissetante: la Gose del Gargano dell’omonimo birrificio.

MA GOSA È UNA GOSE?

(Aspettavo da una vita il momento per scrivere sta stronzata!).

Beh, lo stile gose sta al panorama brassicolo tedesco come Harry e Meghan stanno alla Royal family.

In pratica siamo di fronte a una delle interpretazioni più ribelline nella numerosa famiglia degli stili tedeschi.

Ma cosa rende speciale questa tipologia?

Dovete sapere che nel 1516 il duca Guglielmo IV di Baviera (Willy il principe di Bavier per gli amici) promulgò una legge nota come REINHEITSGEBOT ovvero “editto della purezza”. Tramite questa normativa, il nostro buon Guglielmo puntava a regolamentare la produzione e la vendita della birra nei suoi domini. Questa legge prevedeva che la birra fosse preparata ESCLUSIVAMENTE con acqua, orzo e luppolo (il lievito non era stato ancora scoperto). Questa legge, rimasta in vigore fino al 1986, ha praticamente segnato in maniera indelebile i punti cardine della teutonica cultura brassicola.

Bene.

Lo stile gose, di fatto, prende questa legge… e se ne sbatte il malto.

Questo stile infatti prevede non solo l’impiego di orzo ma anche di frumento. Inoltre la parte aromatica non è data esclusivamente dal luppolo, ma è data da spezie e sale in modesta quantità.

Giusto per far capire chi è il tipo tosto della famiglia.

Ah.

E non è tutto.

Lo stile gose è caratterizzato da una acidità accentuata, dovuta all’utilizzo di lactobacillus, simpatici batteri che generano acido lattico nella birra.

Non ci facciamo mancare proprio niente.

Tuttavia è molto interessante come, nonostante il forte contrasto con l’editto del REINHEITSGEBOT, lo stile gose sia riuscito a ottenere il riconoscimento ufficiale di stile regionale.

Magari in una futura rubrica parleremo degli stili. Per ora fermiamoci qui.

Torniamo a noi e assaggiamo la gose del Gargano, una gose che impiega scorza di limone femminiello del Gargano IGP, una varietà autoctona molto antica.

Versiamola nel bicchiere e analizziamola.

Versandola nel bicchiere si presenta con un bel colore giallo paglierino, accompagnata da una leggera velatura. La schiuma non è male, è molto “pannosa” e si sposa bene con le bollicine dovute all’effervescenza. Non male.

Avvicinando il bicchiere al naso è possibile distinguere in maniera molto netta i sentori di yogurt tipici dei lactobacilli. Sembra davvero di annusare un vasetto di yogurt greco, insolito ma piacevole. Limoni invece non pervenuti.

La sensazione di “acidità” riscontrata con l’olfatto si presenta immediatamente anche all’assaggio. Già dal primo sorso si individua immediatamente l’acidità lattica, pulita ma non forte. È abbastanza soft da questo punto di vista. L’amaro del luppolo non è percepibile, ma l’acidità fornisce comunque un bell’equilibrio in generale. Anche l’alcol è ben nascosto e questo rende la gose molto beverina. Scavando affondo si può avvertire l’aroma agrumato di limone. Anche se, come precedentemente detto, non risulta essere molto incisivo.

La poca persistenza agrumata potrebbe essere dovuta all’età della bottiglia in questione, motivo per il quale sarei curioso di effettuare un nuovo assaggio con una birra più giovane.

Tuttavia non mi è dispiaciuta. Nonostante l’acidità, si è dimostrata essere una birra non troppo impegnativa, motivo per cui la consiglierei a chi vuole cimentarsi nell’assaggio di questo stile poco conosciuto senza ricorrere a birre “più radicali”.

Alla prossima birra!



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