• Raffa

La pinta del sabato sera: FOVEA – REBEERS

Popolo di HopUp, bentrovato!

Avete notato come ultimamente sia molto più costante nel recensire birre? Ebbene sì, ho deciso di mettermi finalmente in regola e di degustare periodicamente delle birre al solo scopo di raccontarvele (prrr). Lo so, lo so, è un po’ tardi per iniziare con i buoni propositi ma che ci volete fare? Gli italiani amano i ritmi compassati e i meridionali ancor di più!

Questa volta vengo a voi con una chicca: la Fovea di Rebeers, nome di un progetto birrarario che “guarda al mondo della birra artigianale con l’autentica passione dell’artigiano per le cose fatte bene”. Detta così può sembrare una definizione campata per aria, talmente generica e impalpabile da far persino dubitare della competenza di questi ragazzi, che invece sanno il fatto loro. Alla perizia artigiana nella selezione delle materie prime (prodotte in gran parte in aziende agricole pugliesi) si affiancano infatti le opportune conoscenze scientifiche per l’elaborazione delle ricette e il controllo analitico del processo produttivo, artigianale al 100%.

Capolavoro di questo birrificio e del suo mastro-birraio Michele Solimando è senza alcun dubbio proprio la Fovea, prima e unica birra al mondo prodotta con solo malto di grano duro e vincitrice della medaglia d’oro nella competizione di “Birra dell’anno 2021” (categoria Speciality Grain).

Golden Ale “sui generis” da 5% vol., la Fovea (antico nome della città di Foggia) è una birra piena di soprese! Il suo color giallo paglierino e l’odore frugale la avvicinano ad una Blanche, tipologia con cui a mio parere condivide anche la schiuma, che – differentemente rispetto a quanto annunciato sull’etichetta (“cremosa, persistente e bianchissima” – mi è sembrata fine e tutt’altro che persistente. Non escludo la possibilità che io abbia errato nel mescere la birra, però sono effettivamente rimasto parecchio disorientato dalla discrasia tra quanto atteso e quanto esperito sotto questo profilo. Dall’aspetto frizzante e dall’aroma speziato, la Fovea risulta parecchio invitante e deglutendone anche solo un sorso se ne possono già apprezzare le caratteristiche gustative: al palato risulta leggera (anche se nel proseguo si è fatta sentire distintamente, forse anche perché l’ho accompagnata con dei taralli, che – per inciso – sono “la morte sua”!) e regala morbide sensazioni maltate, di grano e di pane (proprio come annunciato sull’etichetta).

Non filtrata, non pastorizzata, rifermentata in bottiglia e priva di additivi e/o coadiuvanti, questa birra è davvero artigianale e naturale e al 100% e… volete saperla un’altra cosa? Paradossalmente ha anche un bassissimo contenuto di glutine!

“Fugg da Fogg…” ma non senza prima aver assaggiato la Fovea, mi raccomando!





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