• Davide

Il bicchiere giusto

“È la birra che fa il bicchiere o il bicchiere che fa la birra?”

Bentrovati, cari Hopuppers!

Con l’articolo di oggi voglio parlarvi di uno strumento fondamentale per il consumo della nostra amata birra: il bicchiere. Nonostante a molti possa sembrare poco più di un recipiente, dovete sapere che questo oggetto è indispensabile per valutare correttamente aspetto visivo e profilo olfattivo della birra.

Prima di addentrarci nei meandri di questo argomento e parlare di aspetti maggiormente tecnici, conviene fare un passo indietro e parlare di quella che è stata l’evoluzione del bicchiere nel corso della storia. Come facilmente intuibile, il processo evolutivo di questo arnese è stato fedelmente parallelo a quello della birra stessa. Nel passato infatti le birre erano profondamente diverse da quelle a cui siamo abituati oggi in quanto erano solitamente tutte scure e torbide; di certo non molto attraenti dal punto di vista estetico, motivo per il quale i nostri antenati utilizzavano recipienti in legno, ceramica, cuoio o corno, per nasconderne l’aspetto.


La prima vera rivoluzione in tal senso avviene dopo il 1842, anno di nascita della Pilsner Urquell, ovvero la Pils per eccellenza: chiara, limpida e pulita, quasi regale. Una vera e propria rivoluzione in ambito brassicolo. Dato il suo aspetto esclusivo ed invitante, si sceglie di servire questa pils in bicchieri di vetro, materiale perfetto per evidenziare e valorizzare la limpidezza di questa bassa fermentazione. Se in un primo momento il vetro è appannaggio esclusivo delle Pils, ben presto con l’avvento della tecnica di stampaggio a pressa il bicchiere in vetro diventa il nuovo paradigma nell’arte della degustazione birraria.



Oggi, con l’avvento della globalizzazione il bicchiere in vetro ha assunto anche un nuovo significato in termini di marketing, non a caso si può dire con ragionevole certezza che “ogni birra ha il suo bicchiere”. Ci sono brand che scelgono forme particolari e chi invece opta per grafiche fuori dal coro; il tutto allo scopo di colpire e incuriosire il consumatore. Ma in realtà c’è molto di più. Spesso le forme complesse (o alternative) nascondono alcuni particolari che permettono di enfatizzare alcuni aspetti della birra, un esempio di quanto appena detto è il calice della Duvel. Il bicchiere di questa famosa birra belga è caratterizzato dalla presenza di minuscole incisioni sul fondo che permettono di “liberare” l’anidride carbonica della birra una volta che questa viene versata nel bicchiere, il che permette di migliorare notevolmente la persistenza della schiuma. Sorprendente, vero?



Ma quindi? Per gustare una birra serve uno specifico bicchiere? Nì.

Sicuramente l’utilizzo di un bicchiere ad hoc aiuta di molto a percepire le varie sfumature della birra, ma questo non è un dogma. Con alcune accortezze è possibile godere di una buona birra anche in bicchieri più “tradizionali”. Ad esempio un piccolo suggerimento è quello di utilizzare bicchieri più “aperti” per birre maggiormente alcoliche in maniera tale da smorzare la nota etilica. Al contrario bicchieri più “chiusi” consentono di concentrare maggiormente i profumi, ma anche qui non bisogna esagerare, in quanto alcune molecole aromatiche che generalmente comportano note fruttate o floreali, se concentrate eccessivamente, restituiscono uno spettro olfattivo ben diverso, che in alcune situazioni può degenerare in sentori non proprio piacevoli come quello di muffa e sterco. Non proprio il massimo.

Un ulteriore aspetto da considerare è legato alla gassatura, infatti ogni bicchiere ha una determinata capacità nel trattenere la CO2 e nel favorire la formazione della schiuma, in generale bicchieri più stretti incidono positivamente su questi aspetti, mentre bicchieri più larghi determinano maggiori rotture dell’anidride carbonica.

A prescindere dal bicchiere poi dobbiamo ricordarci SEMPRE di utilizzare il bicchiere ad una temperatura tale da evitare il più possibile la formazione di shock termici che potrebbero compromettere inevitabilmente la birra, così come la pulizia deve essere eseguita senza lasciare traccia di detergenti e sanificanti. Non è un caso che nei Pub si utilizzi un lavandino noto come “spulboy”, che permette proprio di risciacquare e regolare la temperatura di servizio.

Per concludere: quali bicchieri conviene utilizzare per degustazioni casalinghe? Beh, come detto in precedenza non serve avere 1000 bicchieri! Volendo usare un approccio minimalista possono bastare 2 forme: uno più ampio e basso per le birre più alcoliche e “dolci” (ad esempio un bicchiere “a coppa”) ed uno più alto e stretto per luppolate, acide e secche (in questo caso una pinta inglese o americana va benissimo). Se volete invece ampliare un po’ di più il vostro parco bicchieri vi consiglio di optare sulla seguente scelta: un bicchiere biconico o da pilsner per le basse fermentazioni, un “tulipano” per le belghe, un “balloon” per le birre più alcoliche, un “Weizenbecker” per le birre di frumento e poi una classica pinta inglese o americana per le birre anglosassoni o luppolate.



Se poi volete proprio approfondire il mondo delle birre artigianali e vorreste avere un bicchiere universale vi consiglio il “teku”, calice dalla forma particolare che viene utilizzato specificatamente in concorsi e degustazioni di alto livello.



Come ulteriore supporto a quanto detto, è qui riportata una tabella che suggerisce bicchiere e temperatura da utilizzare in base allo stile da degustare.


Bene Hoppuppers! Con questo è tutto! Spero di esservi stato di aiuto con questa piccola guida. Alla prossima! Cheers!

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