• Davide

Cotte&Bevute!: TIGRE - UNCOMMON PILSNER

Ciao Hoppupers!

Bentrovati in un nuovo episodio di Cotte&Bevute! Oggi voglio parlarvi dell’ultima nata in casa Hopup: Tigre!


Facciamo un passo alla volta: com’è nata questa birra?

La nostra intenzione era quella di preparare una “Italian Pilsner”, ovvero una sottocategoria della tipologia Pilsner. Questa tipologia si contraddistingue per avere un basso tenore alcolico (4-5,5%), un corpo snello e un ben distinguibile aroma di luppolo. L'Italian Pils potrebbe assomigliare ad una comune bionda da bancone, ma in realtà la sua preparazione prevede il rispetto di ben determinate caratteristiche, come ad esempio la scelta dei luppoli che deve ricadere su varietà nobili europee (ad esempio Tettnanger e Saaz). Qualunque luppolo in stile IPA dai sentori fruttati o tropicali farebbe automaticamente slittare la birra in categorie ben differenti. Rispetto alle tradizionali Pilsner di scuola ceca e tedesca, il sotto stile Italian Pils prevede l’impiego della tecnica del dry hopping (inserimento di una certa quantità di luppolo a freddo, durante la fase di fermentazione e maturazione), la quale consente di ottenere un’intensa fragranza in aroma.

Rispetto a quanto detto però abbiamo subito individuato 2 aspetti critici che avrebbero potuto crearci problemi:

  1. Bassa fermentazione: non abbiamo mai affrontato una bassa fermentazione come si deve, la possibilità di sbagliare era elevata.

  2. Dry hopping: con la nostra attuale strumentazione è un po' difficile riuscire ad estrarre al meglio la componente aromatica (più precisamente perdiamo molto aroma nel passaggio dal fermentatore alla bottiglia).

Che fare?

Beh, abbiamo trovato alcune soluzioni che ci hanno permesso di affrontare questa cotta con maggiore serenità:

  1. Per quanto riguarda il lievito da bassa fermentazione abbiamo optato per il Fermentis S-23: un lievito che se utilizzato ad alte temperature rilascia delicati sentori fruttati. Un effetto collaterale tollerabile nel caso di eventuali problemi durante la fase di fermentazione;

  2. Per quanto riguarda i luppoli abbiamo voluto semplificarci la vita utilizzando anche delle varietà americane da aroma, l’ideale per dare alla birra note fruttate e luppolate.

Quest’ultima soluzione però c’ha portato subito fuori dai canoni dell’Italian Pils, avvicinandoci più al concetto delle American Pils. Insomma ci saremmo ritrovati a preparare una ItaloAmerican Pils!

Abbiamo buttato quindi giù la seguente ricetta e ci siamo lanciati in questa avventura:

FERMENTABILI

Weyermann Pilsner: Semplice ed efficace. Se usato al meglio bene regala molte soddisfazioni.

LUPPOLI

Come abbiamo già accennato in precedenza abbiamo optato per un mix:

1) PERLE: unico luppolo europeo, mentolato e speziato.

2) WILLIAMETTE: americano, caratterizzato da sentori speziati e floreali. Un perfetto ponte verso l’ultimo luppolo

3) CENTENNIAL: americano, conferisce un aroma agrumato e leggermente fruttato.

Insomma un mix sicuramente desueto, ma che sulla carta sembrava interessante.

Per l’amaricatura abbiamo utilizzato esclusivamente il Perle, mentre per la fase di aroma e dry hopping abbiamo utilizzato in maniera prepotente tutti e 3 i luppoli ( 6gr/l sia per l’aromatizzazione sia per il dry hopping :D ).


LIEVITO

S-23! Non l’avevamo mai provato, ma sappiamo che viene utilizzato spesso dai birrifici anche per “alte” fermentazioni. Nel nostro caso ha lavorato a basse temperature.


PREPARAZIONE

Per la cotta non abbiamo seguito particolari procedure, come al solito abbiamo corretto l’acqua per avvicinarci ad un profilo maggiormente adatto alla realizzazione di una Pils ed abbiamo reidratato il lievito prima del suo inoculo. Ci siamo ritrovati perfettamente con i nostri calcoli, una bella soddisfazione!



FERMENTAZIONE

Il lievito è stato inoculato a 10° ed rimasto così per una settimana, poi abbiamo aumentato gradualmente la temperatura salendo di 1°C ogni giorno fino a raggiungere i 15°C. Temperatura al quale abbiamo inserito i luppoli per il dry hopping e abbiamo fatto riposare la birra per la pausa diacetile.

In seguito abbiamo abbattuto la temperatura a 0°C per effettuare la fase di lagerizzazione di 3 settimane.


PROBLEMI

Poteva andare tutto liscio? NO! Altrimenti che cotta dell’HopUp sarebbe stata? Purtroppo verso il termine della lagerizzazione il termostato interno del frigorifero è deceduto e ci siamo ritrovati con un enorme blocco di ghiaccio nel fermentatore.


È stato un brutto colpo, però ormai eravamo agli sgoccioli e abbiamo optato per proseguire dritto sulla nostra strada. Ormai il lievito aveva abbondantemente terminato il proprio compito, l’unica incognita era legato alla rifermentazione.

La rifermentazione nelle Pils è un argomento controverso in ambito homebrewing: in linea teorica questa tipologia di birra viene imbottigliata senza ricorrere ad alcuno zucchero per la rifermentazione. Dato l’inconveniente del congelamento, abbiamo deciso di utilizzare comunque (poco) zucchero per favorire la rifermentazione, con l’idea di aiutare il lievito “sopravvissuto”. La rifermentazione è avvenuta a temperatura ambiente (circa 15°C) ed è durata 2 settimane.

Ma quindi che birra abbiamo realizzato? Beh, in linea teorica è comunque una Pils, ma per onestà morale ed a seguito del problema del congelamento, abbiamo deciso di classificarla come una “Uncommon Pils”, ovvero una “Pils Insolita”. E sapete chi è insolito? Il quarto membro dell’Hopup! Tigre! Una gatta randagia che bazzica fuori dal club e che ormai è diventata la nostra mascotte.


Ma com’è questa Tigre?


ASPETTO

Schiuma bianca, fine e compatta. Colore tendente al dorato, sufficientemente limpida.

Certo si può lavorare per rendere la birra ancor più limpida, ma credo che abbia poco senso dato il breve periodo di lagherizzazione e soprattutto data la quantità spinta di luppoli in dry hopping.

Purtroppo la foto in apertura non rende giustizia alla birra in quanto ci siamo tirati nel bicchiere un po' di fondi, quindi ecco a voi una foto meno elegante ma che rende meglio l'idea.

AROMA

Prima sorpresa (positiva). Al naso si percepisce in maniera distinta e non aggressiva la componente luppolata. Non era una cosa così scontata, dato i già citati problemi che abbiamo in luppolatura. Il profumo tende leggermente di più all’erbaceo che all’agrumato, e questo mi sembra un ulteriore punto a favore.

Probabilmente la luppolatura si “spegnerà” nel tempo. Ma per ora guardiamo il bicchiere mezzo pieno.


PALATO

Seconda sorpresa (positiva). La birra è molto rotonda e di facile bevuta. I profumi che si avvertono al naso si percepiscono anche bevendola. Nota di merito al Perle, il quale da un bel apporto di “menta” al termine della bevuta, lasciando al palato una sensazione di fresco e pulito. La Tigre poi è poco amara e questo non fa altro che rendere la birra ancora più facile da bere. Un po' sopra le righe la carbonazione, ma nulla di troppo invasivo.


CONSIDERAZIONI FINALI

Nel complesso siamo abbastanza soddisfatti di questa Tigre. È una birra davvero godibile e beverina.

Abbiamo fatto assaggiare qualche bottiglia anche a qualche amico dell’Hopup, il quale ha confermato le nostre impressioni positive, il che ci ha fatto davvero piacere.

La Tigre dunque si candida ad essere una produzione costante del club, ma molto probabilmente finiremo per infustarla. Siamo convinti che in questo modo potremmo valorizzare maggiormente la componente luppolata ed al tempo stesso evitare problemi di rifermentazione.

Chissà, magari organizzeremo qualche evento dove potrete assaggiarla.

(Occhiolino, occhiolino).

Bene Hopuppers!

Dall’Hopup è tutto! Cheers!


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